ROMA | Palazzo Barberini
Non potevo certo perdermi questa mostra «Caravaggio 2025» visto anche il magnifico contesto dov’è allestita qual’è l’architettura di Palazzo Barberini che esalta la bellezza dei dipinti esposti, riuniti per questo evento del Giubileo 2025 tanto da esser già stata definita come “La mostra dell’anno!”. Vedremo, ma intanto vediamola!
Mostra inaugurata proprio oggi al museo di Palazzo Barberini (o meglio Gallerie Nazionali d’Arte Antica, una delle due sedi insieme a Palazzo Corsini) consente di ammirare in un’unica volta e sede 24 dei 60 dipinti, di accertata autenticità, realizzati dal genio maledetto di Michelangelo Merisi (1571-1610) che ormai sui Social è diventata una vera superstar della Storia dell’Arte.
Alcune tele mai viste in Italia e concesse in prestito per la mostra da prestigiosi musei nazionali e internazionali o presenti in altri musei o chiese di Roma come “La vocazione di San Matteo” oppure esposti al pubblico proprio per la prima volta come il ritratto di Maffeo Barberini futuro papa Urbano VIII da una collezione privata. Tra le varie, ben esposte in un percorso cronologico tra le tante sale su pannelli e pareti nere, verdi o rosse, mi sono piaciuti:
“l’Ecce Homo” dal Museo del Prado di Madrid e riscoperto proprio a Madrid nel 2021 torna qui momentaneamente dopo 400 anni, “Giuditta che decapita Oloferne”, “Il ragazzo con il basket di frutta” ed il “Martirio di sant’Orsola” ritenuto l’ultimo dipinto dell’artista a Napoli, dov’è conservato al museo Gallerie d’Italia di Palazzo Piacentini, poco prima della sua morte nel 1610 a Porto Ercole e che proprio restaurato di recente ha fatto scoprire ed emergere nel dipinto tre figure mai viste prima: ossia un soldato a destra di Attila (il re unno rifiutato da Sant’Orsola) un probabile pellegrino ed un armigero di cui si vede l’elmo con la fessura per gli occhi. Tra i capolavori che ritornano a Roma e ho riconosciuto nella mostra (ci sono comunque le targhette descrittive) anche “i Bari”, “i Musici” e “Santa Caterina d’Alessandria” che il cardinale Antonio Barberini, fratello di Papa Urbano VIII, acquistò nel 1628 dalla collezione del cardinal del Monte.
Seppur fosse milanese come il comico Giovanni Storti (..del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) suo grande estimatore che ho incontrato mentre ammirava i dipinti nella chiesa di S.Luigi de’Francesi, il Caravaggio non solo ha vissuto a Roma, ma l’ha amata, respirata, sofferta facendone fonte d’ispirazione come spiegò mirabilmente Vittorio Sgarbi in una sua serale Lectio magistralis alla quale ho assistito anni fa proprio a S.Luigi de’Francesi https://youtu.be/ACwULoQrOh8 e fu un artista la cui pennellata era un trionfo o uno scandalo si narra che «non ebbe maestri e non ebbe scolari» come scrisse il critico Roberto Longhi negli Anni ’50. Quando Caravaggio giunge qui a Roma, cuore della cristianità, alla fine del Cinquecento trova non solo una città religiosa, ma anche in pieno fermento artistico grazie ai grandi mecenati che segnarono il destino degli artisti dell’epoca. Roma lo forgia, lo esalta, ma lo inghiotte pure nei suoi abissi (un po’ come Maradona a Napoli secoli dopo..) tanto che Caravaggio lo sappiamo aggirarsi tra botteghe di pittori ed incarichi prestigiosi ricevuti alternandosi a risse, vita sregolata, fino a omicidi che lo portarono a rocambolesche fughe oltre che realizzazione di capolavori oggigiorno apprezzati dal grande pubblico per i chiaroscuri, la luce narrante, le prospettive serrate, le composizioni ardite.
Mostra che racconta la forza innovatrice di Caravaggio nel panorama artistico, religioso e sociale del suo tempo, riportando in un luogo simbolo della connessione tra l’artista e i suoi mecenati, il palazzo di famiglia appartenuto ai Barberini di papa Urbano VIII. In mostra anche l’unico dipinto murale mai realizzato, quello nel Casino di Villa Ludovisi (tornato alla ribalta per la vicenda dello sfratto) accanto a Villa Ginanni dei miei antenati materni in Via Quintino Sella.
E’ stata una vera occasione per ammirare insieme i quadri del Caravaggio, in un percorso cronologico in quattro sezioni che riepilogano e mostrano a tutti il percorso artistico del Merisi nell’arco di circa quindici anni: dall’arrivo qui a Roma, intorno al 1595, alla sua morte come ho detto sopra nel 1610 a Porto Ercole.
7 Marzo 2025